Dall’Ardito del Piave al nipote futurista: l’eredità di Vincenzo Noviello

Il nonno combatté da eroe nella Grande Guerra, distinguendosi nelle fila degli Arditi durante la Battaglia del Solstizio. Oggi il nipote omonimo, Vincenzo Noviello, rivendica con orgoglio quell’eredità storica e ideale.
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AVERSA – Ci sono storie familiari che attraversano le generazioni e si trasformano in memoria, identità e orgoglio. È il caso della famiglia Noviello, il cui nome è legato alle vicende della Prima Guerra Mondiale grazie all’Ardito bersagliere Vincenzo Noviello, nato ad Aversa nel 1897, decorato al Valor Militare per atti di straordinario coraggio sul fronte del Piave. Arruolato nel Corpo dei Bersaglieri, il giovane soldato entrò successivamente nei Reparti d’Assalto, servendo prima nel 19° e poi nel 23° Reparto. Erano gli uomini scelti dell’Esercito Italiano, destinati alle missioni più difficili e pericolose, protagonisti delle offensive che contribuirono a mutare il corso del conflitto. Il suo valore emerse in modo particolare durante le operazioni che precedettero la Battaglia del Solstizio, la grande offensiva austro-ungarica del giugno 1918 sul Piave. Il 19 maggio 1918, nei pressi di Caposile, diede prova di un coraggio eccezionale. La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare ricorda come, trascinato dal proprio entusiasmo e senza attendere ordini, si lanciò contro la linea nemica affrontando tre soldati austriaci in un violento corpo a corpo, riuscendo a neutralizzarne uno e a catturare gli altri due, condotti poi prigionieri nelle linee italiane. Pochi mesi prima, il 29 novembre 1917, a Cava Zuccherina, si era già distinto per un atto di eroismo che gli valse la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Sotto il fuoco dell'artiglieria nemica partecipò al salvataggio di numerosi commilitoni intrappolati sotto le macerie di un edificio colpito dai bombardamenti, rimanendo sul posto fino a quando tutti i feriti furono stati soccorsi. Terminata la guerra, prestò servizio nel Corpo di Occupazione in Tirolo prima di essere congedato nel 1919. Le sue decorazioni e il suo comportamento sul campo testimoniano il valore di una generazione che affrontò prove durissime contribuendo alla vittoria dell'Italia. Oggi quella memoria continua attraverso il nipote omonimo, Vincenzo Noviello, che guarda con orgoglio alla figura del nonno Ardito. Il nipote si definisce futurista e sostiene pubblicamente le idee del Generale Roberto Vannacci, considerandosi erede di una tradizione fondata sul patriottismo, sul coraggio personale e sull'amore per l'Italia. A più di un secolo dalla Grande Guerra, il nome di Vincenzo Noviello continua così a legare passato e presente: da un lato l'eroismo dell'Ardito del Piave, dall'altro la volontà del nipote di custodirne il ricordo e di mantenerne viva la memoria presso le nuove generazioni.