Milan, è già tempo di rivoluzione: Tare verso l’addio, D’Amico pronto a raccogliere l’eredità

Il dirigente albanese sarebbe vicino alla separazione dopo una sola stagione. Il club pensa al ds dell’Atalanta per rilanciare il progetto tecnico, mentre Ibrahimovic assume un ruolo sempre più centrale nelle strategie societarie
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In casa AC Milan il futuro torna a essere argomento di discussione quotidiana. Le ultime indiscrezioni emerse nelle scorse ore raccontano infatti di un nuovo possibile terremoto dirigenziale che potrebbe modificare ancora una volta l’assetto societario rossonero. Al centro delle voci c’è il nome di Igli Tare, il cui percorso da direttore sportivo sembrerebbe ormai vicino alla conclusione dopo appena una stagione dal suo arrivo. Una situazione che, se confermata, rappresenterebbe l’ennesimo cambio di rotta in un Milan che negli ultimi anni ha vissuto continui assestamenti a livello societario e tecnico. L’obiettivo iniziale dell’ingaggio di Tare era quello di colmare il vuoto lasciato dagli addii di Paolo Maldini e Frederic Massara, figure che avevano rappresentato il riferimento dell’area sportiva rossonera durante la rinascita culminata con la conquista dello scudetto. L’ex dirigente della SS Lazio era stato scelto per la sua esperienza, la sua conoscenza del mercato internazionale e la capacità dimostrata negli anni di costruire squadre competitive anche con budget contenuti. Tuttavia, secondo quanto trapela dall’ambiente milanista, il progetto non avrebbe prodotto i risultati sperati né sul piano tecnico né sotto il profilo della gestione interna. D’Amico rappresenterebbe un profilo molto apprezzato dalla proprietà rossonera per la capacità di lavorare in sinergia con allenatori e dirigenti, ma soprattutto per il modello costruito negli ultimi anni a Bergamo. L’Atalanta, infatti, si è consolidata come una delle realtà più virtuose del calcio italiano grazie a una programmazione sostenibile, una rete scouting efficiente e una gestione tecnica moderna. Caratteristiche che il Milan vorrebbe riportare al centro del proprio progetto. Secondo le indiscrezioni, per il dirigente sarebbe pronto un contratto biennale con opzione per una terza stagione. Un accordo che testimonia la volontà della società di aprire un nuovo ciclo, cercando stabilità dopo mesi caratterizzati da risultati altalenanti e da tensioni interne sempre più evidenti. Parallelamente, continua a crescere il peso politico e decisionale di Zlatan Ibrahimović all’interno dell’universo rossonero. L’ex attaccante svedese, tornato al Milan in una veste dirigenziale, starebbe assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie del club. La fiducia di Gerry Cardinale nei suoi confronti sarebbe totale, al punto da immaginare una struttura societaria costruita proprio attorno alla figura di Ibrahimovic. Una scelta che divide l’ambiente milanista. Da una parte c’è chi vede nello svedese un uomo capace di trasmettere mentalità vincente e forte identità; dall’altra, non mancano dubbi legati alla sua inesperienza dirigenziale e alle recenti difficoltà del club. Le critiche emerse nelle ultime settimane da parte di opinionisti ed ex protagonisti del calcio italiano testimoniano infatti un clima di crescente tensione attorno alla gestione rossonera. Nel frattempo, appare invece più complicata la pista che conduce a Fabio Paratici. L’ex dirigente di Juventus FC e Tottenham Hotspur FC sarebbe vicino a un progetto di lungo periodo con la ACF Fiorentina, ipotesi che avrebbe raffreddato i contatti con il Milan. La sensazione è che il club rossonero si trovi davanti a un’altra estate decisiva. Sul tavolo non ci sono soltanto le questioni legate al mercato o alla guida tecnica, ma soprattutto la definizione di una struttura societaria chiara e stabile. Negli ultimi anni il Milan ha alternato momenti di crescita a improvvisi cambiamenti strategici, spesso accompagnati da polemiche e contestazioni da parte della tifoseria. I risultati sportivi delle ultime stagioni hanno alimentato interrogativi profondi sulla direzione del progetto. Le ambizioni dichiarate dalla proprietà — costruire un club competitivo e sostenibile nel lungo periodo — si sono scontrate con una realtà fatta di pressioni ambientali, aspettative elevate e concorrenza sempre più forte sia in Italia sia in Europa. Per questo motivo la scelta del prossimo direttore sportivo viene considerata cruciale. Il futuro del Milan passerà inevitabilmente dalla capacità di ricostruire una struttura tecnica credibile, capace di pianificare investimenti mirati e di restituire continuità a un ambiente che negli ultimi mesi ha mostrato evidenti segnali di fragilità. L’eventuale arrivo di Tony D’Amico potrebbe rappresentare il primo tassello di una nuova ripartenza. Ma, come spesso accade nel calcio moderno, saranno i risultati a determinare il giudizio finale. E in un club come il Milan il tempo per convincere è sempre molto poco.


