Nel calcio moderno, dominato da estetica, slogan e progetti futuristici spesso incompiuti, c’è ancora spazio per chi sceglie la via più semplice e, proprio per questo, più difficile: quella dei risultati. Massimiliano Allegri appartiene a questa categoria. Non promette spettacolo, non insegue mode tattiche, non si presta al consenso facile. Vince, o comunque porta a casa ciò che serve. E tanto basta.
A tre giornate dalla fine del campionato, la squadra è terza. Male che vada, sarà quarta. Esattamente l’obiettivo dichiarato a inizio stagione, senza giri di parole né illusioni. Un traguardo tutt’altro che scontato, soprattutto se si considera da dove si partiva: una stagione precedente chiusa mestamente all’ottavo posto nonostante avevano in squdra giocatori come Hernandez e Reijnders, con una rosa non troppo diversa e con interpreti di valore che non erano riusciti a incidere. Allegri, invece, ha fatto ciò che gli riesce meglio: ha rimesso ordine. Ha dato una struttura chiara, ha restituito equilibrio, ha tolto alibi. Non ha cercato rivoluzioni, ma ha lavorato sulla solidità, sulla gestione dei momenti, sull’ottimizzazione delle risorse. In un calcio che spesso si perde nei dettagli superflui, lui ha riportato tutto all’essenziale.
Le critiche, naturalmente, non sono mancate. Il gioco non entusiasma, si dice. La squadra non domina, non incanta, non “propone”. Ma la domanda resta sempre la stessa: a cosa serve dominare, se poi non si raggiungono gli obiettivi? Allegri risponde sul campo, con la classifica. E la classifica, da sempre, è l’unico giudice imparziale. C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: la gestione della pressione. In una stagione in cui altre squadre hanno alternato alti e bassi, perdendo punti e certezze, la squadra di Allegri ha mantenuto una rotta chiara. Senza picchi esaltanti, forse, ma anche senza crolli. È la forza della continuità, della disciplina, della mentalità.
Non è un calcio romantico, quello di Allegri. È un calcio adulto. Consapevole dei propri limiti e, proprio per questo, capace di superarli. È il calcio di chi sa che non sempre si può brillare, ma si deve sempre competere. Alla fine, resta un dato: obiettivo dichiarato, obiettivo centrato. Tutto il resto è rumore. E Allegri, da sempre, il rumore lo lascia agli altri.nuto dell'articolo...