Abatantuono attacca il Milan: “Senza anima e senza guida. Serve uno come Marotta”

L’attore e storico tifoso rossonero critica duramente proprietà e dirigenza: “Cardinale non conosce il calcio, Ibrahimovic non si capisce che ruolo abbia. Con Maldini il club aveva identità”
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MILANO — La delusione del popolo rossonero trova voce nello sfogo amaro di Diego Abatantuono. L’attore, da sempre tifoso appassionato del Milan, ha espresso tutta la propria amarezza per una stagione vissuta tra aspettative disattese, contestazioni e una crescente distanza tra società e ambiente milanista. Le sue parole, pronunciate in un’intervista destinata a far discutere, rappresentano un duro atto d’accusa nei confronti della proprietà e dell’attuale struttura dirigenziale del club. “Lo sapevo che sarebbe finita così”, ha dichiarato Abatantuono. “Mi ero illuso di non restare deluso, ma era impossibile”. Una frase che sintetizza perfettamente il sentimento di molti tifosi rossoneri, passati nel giro di pochi anni dall’entusiasmo per lo scudetto alla frustrazione per una squadra considerata oggi priva di identità e continuità tecnica. Per descrivere la stagione del Milan, l’attore ha scelto una metafora cinematografica particolarmente efficace: “È stato un film con il colpo di scena. Ma quando hai già capito che stai guardando un horror, il finale non ti sorprende più”. Un’immagine forte, che racconta il senso di impotenza vissuto da una tifoseria costretta ad assistere a mesi complicati, segnati da risultati altalenanti, polemiche interne e decisioni societarie finite spesso nel mirino della critica. Uno dei punti centrali dello sfogo riguarda la mancanza di una figura forte e riconoscibile all’interno del club. Secondo Abatantuono, il Milan avrebbe progressivamente perso la propria anima calcistica, lasciando squadra e ambiente senza una guida autorevole. Nel mirino dell’attore è finita soprattutto la proprietà guidata da Gerry Cardinale, accusata di avere una visione troppo finanziaria e poco legata alla cultura sportiva. “A rappresentare il Milan c’è Gerry… come si chiama? Cardinale. Uno che non sa nulla di calcio”, ha affermato senza mezzi termini. Una critica dura che riflette il malcontento crescente di una parte della tifoseria verso una gestione percepita come distante dalla tradizione storica del club. Non meno severo il giudizio riservato a Zlatan Ibrahimovic, tornato al Milan in una nuova veste dirigenziale. “Io non ho ancora capito che ruolo abbia e che lavoro stia facendo”, ha detto Abatantuono, mettendo in dubbio la reale incidenza dell’ex attaccante svedese nel nuovo assetto societario rossonero. Parole destinate inevitabilmente a far discutere, soprattutto considerando il forte legame emotivo che Ibrahimovic conserva con l’ambiente milanista. L’attore ha criticato anche il mercato portato avanti dal club, giudicato non all’altezza delle ambizioni dichiarate a inizio stagione. Secondo Abatantuono, il Milan avrebbe inseguito obiettivi troppo ambiziosi senza costruire realmente una squadra competitiva per vincere. “Si è parlato di scudetto? Ridicolo”, ha commentato, evidenziando il divario tra le aspettative comunicate dalla società e il reale valore tecnico della rosa. Nel suo intervento emerge inoltre una forte nostalgia per il recente passato e, in particolare, per la figura di Paolo Maldini. Per Abatantuono, l’ex capitano e dirigente rappresentava molto più di un semplice uomo mercato: era il simbolo dell’identità milanista, il collegamento tra storia, spogliatoio e tifosi. “Con Maldini il Milan aveva un’anima”, ha spiegato. “Conosceva il club, sapeva parlare ai giocatori ed era rispettato da tutti”. La separazione tra Maldini e la società viene quindi indicata come uno dei momenti chiave della frattura tra il club e il suo ambiente storico. Da qui nasce anche il riferimento a Giuseppe Marotta, dirigente dell’Inter considerato uno dei manager più influenti e competenti del calcio italiano. “Servirebbe uno come Marotta”, sostiene Abatantuono. “Una persona che sappia davvero di calcio e che faccia da ponte tra chi mette i soldi e chi deve spenderli”. Secondo l’attore, il Milan avrebbe bisogno di una figura capace di garantire equilibrio, esperienza e progettualità, elementi che oggi molti tifosi ritengono mancanti nella gestione rossonera. Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato per il club, tra rivoluzioni interne, dubbi sul futuro tecnico e una contestazione sempre più evidente da parte della tifoseria organizzata. Lo sfogo di Abatantuono va oltre la semplice amarezza sportiva. È il ritratto di una parte importante del mondo milanista che teme di vedere smarrita l’identità costruita nel corso della propria storia. Un grido di delusione che chiede chiarezza, competenza e soprattutto una nuova direzione. La chiusura dell’intervento è forse la frase più significativa e dolorosa: “Io sono un tifoso che si è dimesso”. Parole che raccontano più di qualsiasi analisi tecnica il clima di disillusione che oggi accompagna una parte dell’universo rossonero.


