Allegri il condottiero che ha tenuto in piedi il Milan
Meritano la riconferma solo Gabbia, Modric, Pavlovic, Pulisic, Salaemaker e Rabiiot.
In un calcio sempre più isterico, dove tutto si consuma alla velocità di un hashtag e le sentenze arrivano prima ancora delle analisi, c’è una figura che ha scelto la via opposta: quella del silenzio, del lavoro e della lucidità. Massimiliano Allegri, spesso bersaglio facile di critiche superficiali, ha dimostrato ancora una volta di essere molto più di quanto racconti la narrazione dominante.
Il Milan di quest’anno non era costruito per vincere, e forse neanche per convincere. Una rosa assemblata senza una chiara identità tecnica, acquisti non sempre funzionali e una struttura fragile hanno rappresentato il terreno su cui Allegri ha dovuto lavorare. Eppure, nonostante tutto, la squadra è rimasta aggrappata agli obiettivi minimi, evitando un crollo che, con altri allenatori, sarebbe stato quasi inevitabile.
Il girone di ritorno difficile non cancella quanto fatto nella prima parte della stagione, né il lavoro quotidiano di gestione di un gruppo che spesso ha mostrato limiti evidenti, più mentali che tecnici. Allegri ha fatto quello che sa fare meglio: proteggere la squadra, assorbire le pressioni, tenere la barra dritta anche quando il vento soffiava contro.
C’è una differenza sostanziale tra chi allena e chi gestisce. Allegri appartiene alla seconda categoria, quella dei costruttori di equilibri. Non ha mai cercato alibi pubblici, pur avendone più di uno. Non ha mai scaricato responsabilità sulla società o sui giocatori, pur sapendo perfettamente che la qualità complessiva della rosa non fosse all’altezza delle ambizioni storiche del club.
E allora sì, si può discutere il gioco, si possono criticare alcune scelte, ma ridurre il suo lavoro a un fallimento sarebbe un errore grossolano. Perché il vero risultato, in questa stagione, è aver evitato il peggio. E nel calcio moderno, dove basta poco per precipitare, anche questo ha un valore enorme.
Guardando avanti, il futuro del Milan passa inevitabilmente da una scelta chiara: dare ad Allegri una squadra costruita secondo una visione tecnica coerente. Non più compromessi, non più adattamenti forzati, ma un progetto condiviso. Solo così si potrà giudicare davvero il suo lavoro, senza attenuanti né giustificazioni.
In quest’ottica, sarà fondamentale intervenire con decisione sulla rosa. Alcuni elementi rappresentano una base solida da cui ripartire: Gabbia, Pavlovic, Modric, Rabiot, Pulisic, Saelemaekers e Ricci sono profili che, per rendimento o potenziale, meritano conferma e continuità all’interno del progetto tecnico.
Allo stesso tempo, servirà il coraggio di voltare pagina con gran parte del gruppo attuale. Da acquistare piu' giocatori italiani. Tra prestazioni deludenti, discontinuità e scarsa affidabilità, molti giocatori non hanno rispettato le aspettative e appaiono lontani dagli standard richiesti. Da Maignan a Tomori, passando per Bartesaghi, Jashari, Fofana, Leao, Fullkrug, Loftus-Cheek, Gimenez, fino ai profili ancora incerti come Pulisic e Saelemaekers da valutare nel dettaglio: il Milan dovrà fare scelte nette e senza esitazioni.
Non si tratta di una rivoluzione cieca, ma di una rifondazione guidata, in cui Allegri avrà finalmente voce in capitolo nella costruzione della squadra. Solo così si potrà evitare di ripetere gli errori del passato recente e consegnare all’allenatore un gruppo davvero all’altezza delle ambizioni del club.
Perché se è vero che questa stagione ha mostrato i limiti della squadra, ha anche confermato una certezza: Allegri, nelle tempeste, non affonda. E spesso, è proprio questo che distingue un allenatore da un grande allenatore...
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