Le parole di Gianni Rivera arrivano in un momento molto delicato per il calcio italiano, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina dalla guida della FIGC. Il fatto che un nome così simbolico si esponga subito è significativo: indica che la fase di transizione potrebbe essere più rapida (e anche più combattuta) del previsto.

Rivera, in realtà, non si è limitato a una candidatura “di bandiera”. Il riferimento a un progetto già strutturato — sviluppato insieme ad altre figure importanti — suggerisce la volontà di presentarsi come alternativa concreta, non solo come figura carismatica.

Il punto centrale: crisi strutturale

Il passaggio più importante del suo intervento è probabilmente quello sulla mancata qualificazione al Mondiale. Rivera la legge non come un incidente, ma come il risultato di problemi cronici.

È una posizione condivisa da molti addetti ai lavori: il sistema italiano fatica da anni su diversi fronti:

  • sviluppo dei giovani
  • qualità della formazione tecnica
  • sostenibilità economica dei club
  • scarso utilizzo dei talenti italiani

La critica alle scuole calcio

Qui Rivera tocca un nervo scoperto. Quando mette in dubbio l’efficacia delle scuole calcio, sta dicendo implicitamente che:

  • si lavora troppo sull’aspetto fisico e tattico precoce
  • si trascura la tecnica individuale
  • manca una linea metodologica uniforme

È una critica pesante, perché riguarda la base dell’intero sistema.

La sua idea: tornare alla tecnica

Il suo approccio è molto “classico”, quasi controcorrente rispetto al calcio moderno iper-tattico:

  • centralità del gesto tecnico
  • formazione progressiva e coerente
  • percorsi chiari per i giovani

In sostanza, propone un ritorno a una scuola italiana più riconoscibile, che storicamente ha prodotto grandi talenti.

Settori giovanili e sostenibilità

L’altro punto chiave è economico-strutturale: senza incentivi reali, i club continueranno a:

  • preferire giocatori pronti, spesso stranieri
  • investire poco nel vivaio

Rivera invece immagina un sistema in cui le società siano messe nelle condizioni, anche regolamentari ed economiche, di puntare davvero sui giovani.

In sintesi

La sua candidatura, se si concretizzerà, rappresenta:

  • una visione riformista ma radicata nella tradizione
  • un attacco diretto alle carenze del sistema attuale
  • un focus molto forte sulla formazione tecnica

La vera incognita, però, è politica: avere idee chiare non basta. La presidenza della FIGC dipende da equilibri tra leghe, club e componenti federali — ed è lì che si giocherà la partita più difficile.


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Crediti immagine: elaborazione grafica editoriale

Arnaldo Gadola

Arnaldo Gadola