La missione delle Università Popolari: intervista al presidente CNUPI Antonio Di Mezza
Il presidente CNUPI Antonio Di Mezza racconta il ruolo delle Università Popolari tra inclusione culturale, formazione permanente e sfide dell’educazione nel mondo contemporaneo.
In un’epoca segnata da trasformazioni rapide, nuove fragilità culturali e crescenti divari educativi, il ruolo delle Università Popolari torna al centro del dibattito sulla formazione e sull’inclusione.
Ne abbiamo parlato con il professor Antonio Di Mezza, presidente della CNUPI – Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane, organismo storico che coordina e rappresenta oltre duecento realtà formative diffuse sul territorio nazionale.
La CNUPI, riconosciuta con personalità giuridica e attiva nel panorama culturale italiano da decenni, opera nel campo dell’educazione permanente e della formazione non formale, promuovendo una visione della cultura come bene comune accessibile.
Una missione culturale contro i nuovi analfabetismi
«Le principali missioni e priorità della CNUPI oggi – spiega Di Mezza – sono creare e diffondere la cultura delle Università Popolari, intese come luoghi e piattaforme capaci di formare comunità intere, colmando un vuoto istituzionale legato alle nuove forme di analfabetismo».
Non si tratta più soltanto di alfabetizzazione tradizionale: oggi il deficit riguarda competenze digitali, linguistiche, capacità di comprensione dei testi e accesso critico all’informazione. Un terreno sul quale le Università Popolari si muovono con una vocazione storica: quella di portare il sapere fuori dai circuiti elitari.
Un modello che si evolve con la società
Le Università Popolari esistono in Italia da oltre un secolo, ma la loro funzione non è rimasta immobile.
«Si sono adeguate ai cambiamenti sociali, economici e tecnologici – sottolinea Di Mezza – sia nei contenuti sia nei metodi. Offrono oggi risposte diverse rispetto al passato, ma continuano a svolgere una funzione essenziale, soprattutto verso categorie più fragili come gli immigrati o chi ha avuto percorsi scolastici discontinui».
La formazione, in questo contesto, non è vista solo come strumento professionale, ma come leva di cittadinanza attiva.
Lifelong learning: una sfida strategica
Nel contesto attuale, dove l’aggiornamento continuo è diventato imprescindibile, la CNUPI intende rafforzare il proprio ruolo di rete nazionale della formazione diffusa.
«Il nostro compito è sostenere le realtà già esistenti e stimolare la nascita di nuove Università Popolari, possibilmente con competenze sempre più specifiche», afferma il presidente.
Una visione che si inserisce pienamente nelle politiche europee sull’apprendimento permanente (lifelong learning), che riconoscono valore crescente all’educazione non formale.
Collaborazioni istituzionali e radicamento nei territori
La CNUPI collabora con enti, istituzioni e università riconosciute, promuovendo incontri pubblici, convegni e momenti di confronto.
Negli anni scorsi, ad esempio, si sono sviluppate iniziative in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, soprattutto sui temi della formazione e della didattica.
«Il dialogo nasce su temi concreti – spiega Di Mezza – ed è uno strumento fondamentale per costruire credibilità culturale e progettualità condivisa».
Autonomia e qualità: il modello CNUPI
Le oltre 200 sedi aderenti alla CNUPI operano in autonomia gestionale, fiscale e giuridica. Ma la Confederazione mantiene un ruolo di garanzia.
«Monitoriamo la qualità attraverso relazioni annuali sulle attività svolte e verificando periodicamente i siti istituzionali delle sedi affiliate», spiega il presidente. Un modello leggero, ma coerente con la natura del mondo associativo e culturale.
Chi sono oggi gli studenti delle Università Popolari
Il pubblico delle Università Popolari resta fortemente eterogeneo: giovani, adulti, anziani, professionisti, persone in cerca di reinserimento sociale o culturale.
«Dopo la pandemia – osserva Di Mezza – i bisogni sono cambiati: cresce la richiesta di contenuti essenziali, comunicazione rapida, strumenti multimediali e modalità didattiche più smart».
Un segnale chiaro che spinge le realtà formative a rinnovarsi continuamente.
Digitalizzazione: una sfida già in atto
La transizione digitale è ormai una realtà anche per le Università Popolari.
«Ogni sede si adatta in autonomia alle nuove tecnologie. Noi come CNUPI stimoliamo questo percorso ogni anno, ma spesso è la domanda stessa del mercato formativo a spingere verso l’innovazione», spiega Di Mezza.
La funzione sociale delle Università Popolari
Ciò che emerge dall’intervista è anche una visione della formazione fortemente orientata all’accessibilità economica e alla funzione sociale. Le Università Popolari, per loro natura non profit, propongono spesso attività gratuite o con contributi simbolici, con l’obiettivo di favorire l’inclusione culturale e contrastare le povertà educative.
La formazione viene così intesa come servizio al territorio e alla comunità, non soltanto come trasmissione di competenze, ma come strumento di coesione sociale.
Lo sguardo al futuro: riconoscimento giuridico e nuovi diritti
Il progetto per il futuro è ambizioso.
«Vorrei aumentare il numero delle Università Popolari sul territorio nazionale e arrivare, nei prossimi dieci anni, a un riconoscimento giuridico pieno del loro ruolo, con crediti formativi previsti per legge e benefici specifici per i corsisti».
Una prospettiva che, secondo Di Mezza, aprirebbe scenari nuovi per tutto il settore dell’educazione non formale in Italia.
Una cultura che costruisce comunità
L’intervista al professor Di Mezza restituisce l’immagine di un mondo spesso silenzioso ma vitale: quello delle Università Popolari, realtà spesso lontane dai riflettori ma centrali per la coesione sociale.
In un Paese che fatica a colmare le disuguaglianze educative, la loro funzione appare oggi più attuale che mai.
Nota della redazione
Antonio Di Mezza (Telese, 1948) è medico chirurgo, già ricercatore universitario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Federico II” di Napoli. Specializzato in Chirurgia Generale, Chirurgia Pediatrica e Ortopedia e Traumatologia, ha ricoperto per quasi trent’anni l’incarico di responsabile della Microchirurgia Pediatrica e Chirurgia Laser.
È autore di oltre 140 pubblicazioni scientifiche, titolare di brevetti in ambito medico-chirurgico e docente in numerosi corsi universitari. Attualmente è presidente della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (CNUPI). In passato è stato presidente del Collegio Medico regionale della Campania e consigliere nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la Famiglia e le Tossicodipendenze.

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