Il fumo degli incendi arriva sempre più in alto
Dagli incendi estremi alla stratosfera: cosa dicono gli studi scientifici più recenti e perché oggi il fenomeno è tornato al centro dell’attenzione.
Quando un grande incendio boschivo divampa, il suo impatto non si ferma al suolo.
Negli ultimi anni, gli scienziati hanno scoperto che il fumo prodotto dagli incendi più estremi può salire fino alla stratosfera, lo strato dell’atmosfera che inizia oltre i dieci chilometri di quota e che gioca un ruolo chiave nel clima globale.
Non si tratta di una scoperta improvvisa. È il risultato di anni di osservazioni, che oggi stanno convergendo in un messaggio chiaro:
gli incendi non sono più solo un problema locale, ma un fenomeno atmosferico globale.
La scoperta che ha acceso l’attenzione degli scienziati
Il punto di svolta arriva nel 2019, quando un team internazionale di ricercatori pubblica uno studio sulla rivista scientifica Science.
La ricerca è guidata da Pengfei Yu, del Pacific Northwest National Laboratory, e coinvolge studiosi della University of Colorado Boulder, del National Center for Atmospheric Research (NCAR) e della Rutgers University.
Analizzando i grandi incendi del Canada del 2017, i ricercatori osservano qualcosa di inatteso:
- il fumo raggiunge fino a 23 chilometri di altitudine
- entra nella stratosfera
- rimane sospeso per oltre otto mesi
Un comportamento paragonabile a quello delle grandi eruzioni vulcaniche, ma generato da incendi boschivi.
Incendi che creano “tempeste di fumo”
Il meccanismo è legato a fenomeni estremi chiamati pyrocumulonimbus: enormi nubi temporalesche generate dal calore intenso degli incendi.
Queste nubi funzionano come camini atmosferici, spingendo verso l’alto gas e particelle di fuliggine, in particolare il cosiddetto black carbon (carbonio nero).
All’epoca dello studio del 2019, però, il fenomeno viene considerato raro ed eccezionale.
Cosa è cambiato negli ultimi anni
Dal 2020 in poi, incendi eccezionali in Australia, Nord America e Siberia mostrano dinamiche simili.
I satelliti della NASA e della NOAA osservano più volte fumo che raggiunge la stratosfera.
A questo punto, la domanda scientifica cambia:
non è più se possa accadere, ma che effetto abbia sul clima.
Gli studi più recenti: il fumo influenza l’energia del pianeta
La risposta arriva con nuove ricerche pubblicate tra il 2023 e il 2024.
Tra queste, uno studio apparso sulla rivista Nature Communications, guidato da Payton Beeler della University of Alberta, con la collaborazione di ricercatori nordamericani e agenzie scientifiche internazionali, tra cui la NASA.
Secondo questi lavori:
- il fumo stratosferico riflette e assorbe la radiazione solare
- altera il bilancio energetico della Terra
- può produrre un raffreddamento temporaneo e misurabile
Un effetto limitato, ma sufficiente a indicare che i modelli climatici attuali non tengono ancora pienamente conto di questo fenomeno.
Nessun paradosso positivo
Gli scienziati sono chiari: non si tratta di una “buona notizia”.
Gli incendi che producono questi effetti:
- distruggono ecosistemi
- emettono grandi quantità di CO₂
- peggiorano la qualità dell’aria
- aumentano i rischi per la salute umana
Il raffreddamento indotto dal fumo è temporaneo e irregolare, mentre i danni ambientali sono duraturi.
Perché se ne parla oggi
Il motivo per cui questo tema è tornato al centro dell’attenzione non è un singolo studio, ma la combinazione di tre fattori:
- incendi sempre più intensi
- osservazioni satellitari più precise
- nuovi studi che collegano il fenomeno al clima globale
In un pianeta che si riscalda, spiegano i ricercatori, anche il fuoco sta cambiando ruolo, passando da evento locale a elemento attivo del sistema climatico.
Il fumo che sale oltre le nuvole non è solo il segno di una foresta che brucia.
È un segnale che il clima terrestre si sta trasformando anche là dove, fino a pochi anni fa, non pensavamo potesse arrivare.
Nota immagine
Illustrazione artistica basata su osservazioni satellitari: una colonna di fumo generata da un grande incendio boschivo si innalza fino alla stratosfera, dove può persistere per mesi e influenzare il bilancio radiativo terrestre. Studi scientifici recenti mostrano che eventi di questo tipo, associati a incendi estremi e nubi pyrocumulonimbus, sono sempre più frequenti in un clima che si riscalda.
Fonte immagine: elaborazione grafica / visualizzazione concettuale ispirata a dati satellitari NASA–NOAA.


