L’episodio che coinvolge Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu è uno di quelli destinati a far discutere a lungo.

Dalle immagini televisive, la caduta di Bastoni appare quantomeno discutibile e, secondo diverse interpretazioni, potrebbe configurarsi come una simulazione, con un contatto che non sembrerebbe tale da giustificare le conseguenze disciplinari che ne sono derivate.

Il problema non riguarda soltanto la decisione arbitrale, ma più in generale la dinamica dell’azione:

  • l’eventuale tentativo di indurre l’arbitro in errore;
  • l’episodio che ha portato a un’espulsione decisiva;
  • l’esultanza successiva alla sanzione inflitta all’avversario.

Si tratta di elementi che aprono una riflessione che va oltre il regolamento e tocca il tema dell’etica sportiva.

Antisportività e immagine del calcio

L’esultanza successiva all’espulsione di Kalulu è probabilmente l’aspetto che più ha colpito l’opinione pubblica.

Al di là della legittima tensione agonistica, un comportamento di questo tipo può essere percepito come eccessivo e poco rispettoso nei confronti dell’avversario e dello spirito del gioco.

In un calcio che ambisce a svolgere anche una funzione educativa nei confronti di:

  • giovani;
  • tifosi;
  • opinione pubblica;

episodi del genere rischiano di trasmettere un messaggio discutibile, soprattutto se non accompagnati da una riflessione interna al sistema.

Nazionale e responsabilità morale

Il discorso si può estendere anche al tema della Nazionale italiana.

Indossare la maglia azzurra rappresenta non solo un riconoscimento tecnico, ma anche simbolico.

Quando un giocatore viene percepito da una parte dell’opinione pubblica come incline alla simulazione o protagonista di episodi controversi, è legittimo aprire un dibattito sulla coerenza tra comportamento in campo e valori rappresentati dalla Nazionale. È un tema sul quale anche un CT come Gennaro Gattuso potrebbe essere chiamato a fare una valutazione complessiva.

Un’eventuale mancata convocazione per un periodo significativo potrebbe essere interpretata come un segnale forte in favore della correttezza sportiva.

E l’Inter?

Anche l’Inter, come ogni grande società, ha una responsabilità istituzionale.

Difendere i propri tesserati è naturale. Tuttavia, quando emergono episodi controversi, può essere opportuno:

  • richiamare l’attenzione sui comportamenti;
  • chiedere chiarimenti interni;
  • ribadire pubblicamente i valori del club.

Non per colpire un singolo, ma per tutelare la credibilità della società.

Conclusione

Il punto centrale non è la polemica in sé, ma il messaggio che passa.

Se episodi percepiti come simulazioni producono vantaggi competitivi senza generare alcuna riflessione successiva, il rischio è che si consolidi l’idea che certi comportamenti siano utili o accettabili.

Per il calcio italiano, questo rappresenterebbe un danno d’immagine significativo.

Naturalmente, anche l’arbitro merita un’analisi.

Le responsabilità dell’arbitro Federico La Penna

In un episodio così delicato, non si può concentrare l’attenzione solo sui calciatori.

L’arbitro ha il compito complesso di valutare in tempo reale situazioni spesso ambigue.

Nel caso Bastoni–Kalulu, a Federico La Penna si possono attribuire alcune possibili criticità:

1. Valutazione del contatto

Dalle immagini disponibili, il contatto non appare evidente come tale da giustificare un’espulsione diretta, il che alimenta il dibattito sulla correttezza della decisione.

2. Gestione dell’episodio in un contesto ad alta tensione

Un derby d’Italia comporta inevitabilmente pressione ambientale e mediatica. Proprio per questo, è richiesto un livello massimo di lucidità.

3. Interazione con il VAR

Quando un episodio genera così tante perplessità, è legittimo interrogarsi sull’efficacia del controllo tecnologico e sulla coerenza del processo decisionale.

Anche gli arbitri vanno tutelati, ma valutati

La credibilità della classe arbitrale si fonda anche sulla capacità di analizzare pubblicamente gli errori e, se necessario, adottare misure tecniche temporanee.

Eventuali stop o valutazioni interne rientrano nella normale gestione di una categoria professionale chiamata a operare ai massimi livelli.

Il messaggio che oggi passa

Se:

  • un episodio controverso determina un’espulsione;
  • la decisione resta oggetto di forti dubbi;
  • non segue alcuna riflessione istituzionale;

il sistema rischia di apparire poco coerente.

Ed è per questo che il caso non riguarda soltanto Inter–Juventus, ma più in generale l’immagine del calcio italiano.

Il dibattito è legittimo. La riflessione è necessaria.

G.B.G.

G.B.G.