Da oltre un secolo, la fisica moderna indaga i fili invisibili che connettono spazio, tempo, materia ed energia.
Oggi, nuove ricerche e interpretazioni teoriche tornano a esplorare una domanda affascinante:

è possibile generare effetti gravitazionali misurabili in laboratorio, partendo dal moto della materia o dai campi elettromagnetici?

Tra le ipotesi più suggestive si colloca quella del gravitoelettromagnetismo locale, una teoria che estende l’analogia tra i campi elettrici e magnetici di Maxwell e i campi gravitazionali descritti dalla Relatività Generale di Einstein.

Dalla Relatività Generale al gravitomagnetismo

Einstein, nel 1915, mostrò che la gravità non è una forza, ma una curvatura dello spazio-tempo generata dalla materia.
Una massa in rotazione — come la Terra — può “trascinare” il tessuto dello spazio-tempo intorno a sé, un fenomeno noto come frame-dragging o effetto Lense–Thirring, confermato nel 2004 dalla missione Gravity Probe B della NASA.

Su scala macroscopica, dunque, la gravitazione ha una componente dinamica, paragonabile al magnetismo dell’elettromagnetismo classico: nasce da masse in movimento, così come i campi magnetici nascono dal moto delle cariche elettriche.

Il momento gravitomagnetico e gli esperimenti di Tajmar

A metà degli anni 2000, i fisici Martin Tajmar (Università di Dresda) e Clovis J. de Matos (ESA) proposero una versione “quantistica” di questo concetto.
In una serie di esperimenti condotti su superconduttori rotanti, affermarono di aver rilevato un piccolo campo anomalo, interpretato come una possibile evidenza del cosiddetto gravitomagnetic London moment, analogo gravitazionale del noto London moment elettromagnetico.

In tale scenario, un superconduttore in rotazione non genererebbe soltanto un campo magnetico proporzionale alla velocità angolare, ma anche una controparte gravitomagnetica, legata alla massa dei portatori di carica.

Tuttavia, le verifiche indipendenti non hanno confermato tali risultati.
Come riportano le principali fonti scientifiche e biografiche, Tajmar stesso ha riconosciuto che alcuni segnali osservati potrebbero derivare da artefatti sperimentali, come gli effetti del liquido elio di raffreddamento.
Di conseguenza, la comunità scientifica non considera ancora dimostrata l’esistenza di un momento gravitomagnetico misurabile in laboratorio — pur riconoscendone il valore teorico e sperimentale.

Dalla superconduttività ai liquidi metallici

Nella mia ricerca pubblicata sull’International Journal of Advances in Science Engineering and Technology (Vol. 7, n. 1, 2019), ho esteso questa analogia ai liquidi metallici conduttori.

L’ipotesi è che un fluido metallico — come mercurio o sodio liquido — fatto ruotare rapidamente in una camera toroidale, possa generare un campo gravitoelettromagnetico locale, in analogia con quanto accade nei superconduttori.

La base teorica risiede nella magnetoidrodinamica (MHD):
quando un fluido conduttore si muove in presenza di campi magnetici, le linee di forza vengono trascinate dal flusso.
Questo comportamento, descritto dal numero di Reynolds magnetico, suggerisce che in certe condizioni estreme la materia conduttrice possa interagire simultaneamente con campi elettrici, magnetici e — forse — gravitomagnetici.

In una visione unificata, le equazioni di Maxwell possono essere generalizzate per includere questi termini misti, dando origine a una teoria estesa dei campi, in cui le componenti elettromagnetiche e gravitazionali coesistono in un unico formalismo.

Un possibile ponte tra campi e materia

L’idea di un campo gravitoelettromagnetico locale rappresenta una possibile chiave interpretativa per comprendere le interazioni tra materia in movimento, gravità e vuoto quantistico.
Sebbene l’effetto previsto sia estremamente debole, la sua rilevazione sperimentale — anche indiretta — aprirebbe scenari inediti per la fisica fondamentale, ma anche per lo studio di nuove forme di energia basate sull’interazione tra campo e movimento.

Scienza, ipotesi e rigore

Come per ogni ricerca di frontiera, è fondamentale mantenere un approccio rigoroso e sperimentale.
Gli effetti gravitomagnetici di laboratorio proposti da Tajmar e altri autori restano ipotesi affascinanti ma non confermate, e la scienza procede proprio attraverso questa alternanza di intuizioni, verifiche e revisione critica.

Allo stesso modo, l’estensione ai liquidi metallici non pretende di sostituire i modelli classici della Relatività Generale, ma di esplorare un campo di possibilità teoriche in cui elettromagnetismo e gravità si avvicinano.

Riferimenti

  • A. Iadicicco, Local Gravitoelectromagnetic Effects Inside a Metallic Liquid, IJASET, Vol. 7, Issue 1 (2019).
  • M. Tajmar & C. J. de Matos, Experimental Detection of the Gravitomagnetic London Moment (ESA–ARC, 2006).
  • J. Tate et al., Phys. Rev. B 42 (1990).
  • I. Ciufolini & E. C. Pavlis, Nature 431 (2004): “A confirmation of the Lense–Thirring effect.”

Conclusione

La ricerca sul gravitoelettromagnetismo si colloca al crocevia tra teoria, sperimentazione e filosofia della scienza.
Essa ci ricorda che la comprensione della realtà fisica non è mai statica, ma evolve continuamente, sfidando i limiti del pensiero consolidato e spingendoci verso una visione unificata di spazio, materia e informazione.

Antonio Iadicicco

Antonio Iadicicco