Nel dibattito pubblico italiano persiste un equivoco tanto diffuso quanto superficiale: ritenere che il numero di voti ottenuti rappresenti, di per sé, la misura del valore di un candidato.

Il meccanismo è semplice e, proprio per questo, fuorviante.
Se un candidato raccoglie pochi consensi, si tende a concludere che non abbia autorevolezza, credibilità o capacità politica. Se invece ottiene un ampio consenso, il risultato viene automaticamente interpretato come prova di qualità personale.

Ma la realtà è più complessa.

Il peso della struttura partitica

Nel sistema elettorale contemporaneo, a incidere in modo determinante non è soltanto il profilo individuale, bensì la struttura organizzativa che lo sostiene.

I partiti maggiori dispongono di:

  • visibilità mediatica
  • reti territoriali consolidate
  • risorse economiche significative
  • un elettorato fidelizzato

In questo contesto, il simbolo sulla scheda elettorale pesa quanto, e talvolta più, del nome che lo accompagna.

Il paradosso del merito invisibile

Accade così che candidati privi di particolare carisma o competenza possano ottenere risultati significativi grazie alla forza del partito.

Al contrario, figure di alto profilo culturale, umano e civile, se inserite in formazioni politiche minori, rischiano di rimanere marginali, non per carenze personali, ma per la debolezza strutturale del contenitore politico.

Attribuire il basso numero di voti alla qualità del candidato è dunque un errore di prospettiva.
Lo stesso profilo, collocato all’interno di una lista forte e radicata, con ogni probabilità registrerebbe un consenso ben diverso.

Una riflessione sulla qualità della rappresentanza

Il risultato è un paradosso che interroga la qualità della rappresentanza democratica:
il sistema tende a premiare la potenza organizzativa più che il merito individuale.

E questo contribuisce ad alimentare la distanza tra cittadini e istituzioni.

Per questo sarebbe opportuno superare una lettura puramente numerica del consenso. In democrazia i voti restano l’elemento decisivo della legittimazione politica, ma non costituiscono sempre una misura oggettiva del valore personale.

Distinguere tra forza elettorale e qualità individuale è un esercizio di maturità civile prima ancora che politica.

Redazione

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