Aurore nell’Anomalia del Sud Atlantico: un segnale che non può essere ignorato
La tempesta geomagnetica del 19 gennaio 2026 apre nuovi interrogativi sul campo magnetico terrestre
Nei giorni successivi alla tempesta geomagnetica del 19 gennaio 2026, una notizia ha attirato l’attenzione degli osservatori più attenti di meteorologia spaziale, pur passando quasi inosservata nei grandi circuiti mediatici.
Il sito specializzato SpaceWeather.com ha riportato un fatto definito dagli stessi autori come uno dei più insoliti dell’intero evento:
la presenza di fenomeni luminosi compatibili con emissioni aurorali all’interno dell’Anomalia del Sud Atlantico (South Atlantic Anomaly, SAA), una regione del pianeta nota non per le aurore, ma per la debolezza anomala del campo magnetico terrestre.
Un dettaglio che, inserito nel contesto giusto, diventa estremamente significativo.
Cos’è l’Anomalia del Sud Atlantico
L’Anomalia del Sud Atlantico è una vasta area che si estende tra il Sud America e l’Oceano Atlantico meridionale, dove il campo magnetico terrestre risulta sensibilmente più debole rispetto alla media globale.
In questa regione:
- le fasce di Van Allen si avvicinano maggiormente alla superficie terrestre
- i satelliti in orbita bassa subiscono un aumento dell’esposizione alle radiazioni
- strumenti elettronici e sensori possono andare incontro a malfunzionamenti
Da decenni l’anomalia è oggetto di studio, ma non è mai stata considerata una regione aurorale.
Ed è proprio questo il punto.
Perché parlare di aurore nella SAA è qualcosa di nuovo
Le aurore classiche si formano alle alte latitudini, lungo i bordi dell’ovale aurorale, dove le linee del campo magnetico convogliano le particelle cariche verso l’atmosfera.
La SAA, invece:
- non si trova in prossimità dei poli
- non fa parte dell’ovale aurorale tradizionale
- è caratterizzata da un campo magnetico più debole e distorto
Il fatto che durante una tempesta geomagnetica severa (Kp 7,6) siano stati osservati fenomeni luminosi compatibili con emissioni aurorali in questa regione rappresenta quindi un’anomalia nell’anomalia.
L’osservazione del 19 gennaio 2026
Secondo quanto riportato da SpaceWeather.com, l’osservazione è avvenuta in Brasile meridionale, nella località di Cambará do Sul, a una latitudine di circa 29° sud.
L’osservatore ha descritto la comparsa di una fascia luminosa violacea, visibile mentre guardava verso sud, in una fase in cui l’indice planetario Kp aveva raggiunto il valore di 7,6.
Un contesto geomagnetico molto attivo, ma non estremo, che rende l’evento ancora più interessante dal punto di vista scientifico.
Va sottolineato che la tempesta geomagnetica del 19 gennaio 2026 non ha prodotto effetti insoliti solo nell’emisfero sud.
Nel corso dello stesso evento, fenomeni aurorali sono stati osservati anche in Europa, con segnalazioni che hanno interessato latitudini insolitamente basse per il continente, fino al Nord Italia, come già discusso nel precedente articolo dedicato alle aurore visibili dal nostro Paese.
La coesistenza di manifestazioni aurorali anomale in regioni così diverse del pianeta suggerisce una lettura unitaria del fenomeno: non si tratta di eventi scollegati, ma di risposte differenti dello stesso sistema Terra-Sole.
In questo quadro, il ruolo del campo magnetico terrestre diventa centrale. Il progressivo indebolimento del campo geomagnetico e il rapido spostamento del Polo Nord magnetico verso la Siberia, documentati da anni, contribuiscono a modificare la geometria delle zone aurorali e ad abbassarne la soglia latitudinale.
La tempesta del 19 gennaio 2026, quindi, può essere letta come un evento che ha reso visibili, in modo simultaneo e su scala globale, effetti che un tempo si manifestavano solo in condizioni eccezionali.
Aurora o SAR arc? Perché la distinzione non cambia il significato
Gli autori di SpaceWeather.com precisano che il fenomeno osservato potrebbe non essere stato un’aurora polare classica, ma un SAR arc (Stable Auroral Red arc), una debole emissione rossa associata al riscaldamento della ionosfera durante alcune tempeste geomagnetiche.
Tuttavia, studi precedenti indicano che anche i SAR arc tendono a essere soppressi all’interno della SAA, per motivi simili a quelli che rendono deboli le aurore in quella regione.
In altre parole, qualunque fosse la natura esatta del fenomeno, il punto cruciale resta lo stesso:
non avrebbe dovuto manifestarsi lì.
Cosa dice la ricerca scientifica più recente
L’interpretazione di questi eventi non si basa su una singola osservazione.
Uno studio scientifico pubblicato nel 2025 su una rivista internazionale di fisica spaziale, basato su dati satellitari raccolti tra il 2016 e il 2023, ha mostrato che la SAA attenua e distorce sistematicamente le emissioni aurorali, amplificando le asimmetrie tra emisfero nord e sud e modificando la distribuzione spaziale e temporale delle aurore.
Gli autori descrivono la SAA non solo come una zona di campo magnetico debole, ma come un vero e proprio modulatore globale dei pattern aurorali, con effetti che diventano più evidenti durante i periodi di elevata attività geomagnetica.
In questo contesto, l’evento osservato il 19 gennaio 2026 può essere interpretato come un caso limite, coerente con un comportamento magnetico già documentato dalla letteratura scientifica.
Implicazioni che vanno oltre lo spettacolo
Le aurore sono solo la parte visibile del fenomeno.
Le stesse condizioni che permettono emissioni aurorali anomale implicano:
- instabilità ionosferiche più diffuse
- disturbi ai sistemi di navigazione satellitare (GPS)
- correnti geomagneticamente indotte nelle reti elettriche
- maggiore stress per satelliti e infrastrutture spaziali
La SAA è già oggi una zona critica per l’industria spaziale.
Se fenomeni luminosi legati alle tempeste geomagnetiche possono manifestarsi anche in regioni tradizionalmente considerate “inermi”, il quadro di vulnerabilità globale si amplia.
Un segnale da non liquidare come curiosità
È significativo che questa notizia, pur essendo stata riportata da una fonte autorevole nel campo della meteorologia spaziale, non sia stata ancora ampiamente ripresa dai grandi media scientifici.
Non perché sia falsa, ma perché pone domande difficili:
- il campo magnetico terrestre sta cambiando più rapidamente del previsto?
- esistono regioni magneticamente più vulnerabili di quanto si pensasse?
- i modelli attuali sottostimano la risposta terrestre alle tempeste solari?
Domande che non trovano risposte semplici.
Uno sguardo coerente: cielo e Terra insieme
Le aurore osservate in Italia e i fenomeni insoliti segnalati nella SAA non sono eventi isolati.
Sono tasselli di uno stesso mosaico:
- un Sole attivo
- una Terra magneticamente più vulnerabile
- una soglia di risposta che sembra abbassarsi
Forse il vero errore non è parlare di fenomeni rari.
Ma continuare a interpretarli con modelli che appartengono al passato.
E quando anche le regioni che dovrebbero “spegnere” le aurore iniziano a mostrare luci nel cielo,
vale la pena fermarsi ad ascoltare.


