Il 30 gennaio 2026 ricorrono trentatré anni dall’iscrizione di Arnaldo Gadola all’Ordine nazionale dei giornalisti, avvenuta il 30 gennaio 1993. Un traguardo che non rappresenta soltanto una data anagrafica o un mero dato professionale, ma il bilancio di un percorso umano, civile e deontologico, vissuto interamente nel segno dei valori fondanti del giornalismo.

In circa quattro decenni di attività, Arnaldo Gadola ha inteso la professione giornalistica come servizio pubblico, esercitato con rigore etico, autonomia di pensiero e rispetto assoluto della libertà di opinione e di stampa, principi sanciti dalla Costituzione e cardini imprescindibili di ogni democrazia matura.

«Il giornalismo, per come l’ho praticato e inteso, non è mai stato semplice cronaca o mera esposizione dei fatti, ma assunzione di responsabilità. Responsabilità verso la verità, verso i lettori e verso la società. Informare significa scegliere, verificare, contestualizzare, assumendosi il peso delle parole e delle conseguenze che esse possono produrre».

Nel corso di questi trentatré anni, afferma Gadola, la fedeltà a tali principi ha comportato anche scelte difficili: denunciare ingiustizie, dare voce a situazioni scomode, mantenere una linea di indipendenza anche quando questo ha significato esporsi personalmente o professionalmente. Tuttavia, proprio in quei momenti si misura il senso più autentico del giornalismo: non l’assenza di rischi, ma il coraggio di non arretrare di fronte alla verità.

«La libertà di stampa non è mai stata per me un concetto astratto o una formula retorica, bensì una pratica quotidiana da difendere, esercitare e preservare, soprattutto nei contesti in cui risulta più fragile o minacciata. Senza libertà di informazione non vi è cittadinanza consapevole, né reale partecipazione democratica».

In un’epoca segnata da trasformazioni profonde del sistema mediatico, dalla velocità dell’informazione digitale e dal rischio crescente di superficialità e disinformazione, Gadola sottolinea come il ruolo del giornalista debba rimanere ancorato a un principio irrinunciabile: la ricerca onesta e rigorosa della verità dei fatti, al di là delle convenienze, delle pressioni e delle mode del momento.

Trentatré anni di iscrizione all’Ordine nazionale dei giornalisti significano, per lui, trentatré anni di etica professionale, di libertà di pensiero, di rispetto delle regole deontologiche e di difesa del diritto dei cittadini a essere informati in modo corretto, completo e responsabile.

«Il giornalismo non è mai stato, e non potrà mai essere, un esercizio neutro o indifferente: è scelta, coscienza, impegno civile. Per questo continuo a credere che il giornalista debba essere, prima di tutto, custode della verità, anche quando è scomoda, impopolare o difficile da raccontare».

Dopo trentatré anni, la convinzione rimane immutata:

il giornalismo è, e deve restare, responsabilità, verità e coraggio.

Redazione

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